EMOZIONI A CINQUE CERCHI. parte terza.

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La lunga strada verso i Giochi: Andrea Bortot.

 

Dove è iniziato il tuo percorso verso i 5 cerchi?

Tutto è cominciato con l’iscrizione al primo corso per giudici di gara nel 1999, a vent’anni. Quando mi hanno chiesto il motivo per cui volevo diventare arbitro ho dimostrato di avere già le idee molto chiare, rispondendo che avrei voluto arbitrare le Olimpiadi. 17 anni dopo, ho realizzato il mio sogno.

 

Quali sono i passi da compiere per arrivare all’Olimpiade?

Per poter arbitrare l’Olimpiade è fondamentale essere WA Judge da almeno 5 anni, e al momento dell’Olimpiade essere al livello più alto. Oltre a questo, ovviamente, è necessario dimostrare di avere la preparazione e l’attitudine giuste, rispondendo correttamente alle domande della Judge Newsletter ed ottenendo valutazioni positive dai coordinatori delle giurie arbitrali internazionali.

 

 

Quali eventi ti hanno portato all’Olimpiade?

Diciamo un po’ tutti gli eventi, dalla prima gara interregionale fino a quelle in cui sono stato designato dalla WA. Si può dire che, a modo suo, ogni gara è stata importante nella mia crescita personale ed arbitrale…. Una specie di gradino nella scala che mi ha portato all’Olimpiade.

 

Quali sono stati rilevanti?

Diciamo che tutti sono stati rilevanti, soprattutto quelli in cui era presente qualche componente della commissione arbitri internazionale, da cui ho imparato davvero molto sia a livello pratico ed arbitrale, che a livello personale ed umano.

 

 

Consigli per aspiranti olimpici?

La cosa fondamentale è essere curiosi e quindi non smettere mai di imparare. Poi bisogna avere la passione di quello che si fa e non aver paura di sbagliare o di chiedere consiglio ai colleghi. Non importa la qualifica che si raggiunge, c’è sempre da imparare, da tutti: arbitri più esperti o meno esperti, ognuno di noi può dare un contributo all’altro, se c’è la volontà di confrontarsi ed ascoltarsi.

 

Speranze e paure a 5 cerchi.

Tantissime, dal semplice “speriamo che non succedano casini durante il mio scontro” fino allo “speriamo di non cadere in diretta tv”. Ma alla fine, nel momento in cui si entra in campo ci si lascia tutto alle spalle, la paura sparisce e subentra l’adrenalina, per cui non ci si rende quasi conto del pubblico e della tv. Si realizza tutto dopo, quando è il momento di chiudere la valigia e tornare a casa, e ci si rende conto che le giornate sono passate in un battibaleno, in un turbinio di scontri, dirette ed emozioni. Momenti frenetici, ma molto soddisfacenti.

 

A quale edizione dei Giochi hai partecipato?

Rio de Janeiro 2016